Asia, India

Un giorno a Pushkar: lassi alla banana e tessuti hippie-chic

Il nostro programma di viaggio in India prevedeva uno stop di qualche ora a Pushkar, città nei confronti della quale non avevo grosse aspettative e che invece mi ha portata fuori dal tempo e dallo spazio, per un po’. Città che mi ha mostrato quanto, nonostante l’India sia tutto e il contrario di tutto, sia anche un paese in grado di regalarti una boccata di serenità, a pieni polmoni.

Ci ha condotti qui la strada che ci stava portando a Jodhpur, la città blu.

Giusto una sosta per sgranchire le gambe e mangiare qualcosa prima di ripartire. Ma Pushkar è finita per entrare a far parte dei miei posti del cuore, insieme ai luoghi che ho amato di più durante i miei viaggi.

E Pushkar in effetti è pervasa da un fascino del tutto particolare, meta privilegiata dei backpackers provenienti da tutto il mondo e dei fedeli che si raccolgono attorno al suo lago sacro.

Non è una città molto grande, la via principale è un unico, coloratissimo bazaar, nel quale si osservano ragazzine intente ad acquistare i braccialetti più belli, uomini dai capelli arancioni che leggono il giornale. Hippie stranieri che tirano a campare vendendo oggetti fatti a mano. O che sfrecciano su una motocicletta. Ci sono piccole librerie e barbieri che con una mano radono e con l’altra smanettano con il cellulare.

Qui abbiamo preso un sacco di souvenir. Qui, dopo una estenuante ricerca ho trovato i miei fantastici pantaloni in seta. (se ci seguite su Instagram ne conoscerete la storia). E’ qui che ho acquistato i pomelli della nostra credenza che guardo ogni mattina mentre bevo il caffè: così Pushkar si ripresenta prepotentemente nella mia testa, ogni giorno.

A Pushkar ci sono i ghat, per questo viene chiamata “la piccola Varanasi”. Anche se a quanto pare Varanasi rispetto a Pushkar, sia l’inferno in terra.

Di ghat ce ne sono 52, circondano tutto il lago. Ci sono le donne con i sari sgargianti che si immergono nelle acque sacre e lanciano occhiate ai turisti che disturbano le loro preghiere. Ci sono le mucche che sonnecchiano al sole. Le scimmie che saltano da un tetto all’altro.

Poi ci sono un sacco di templi, secondo Lonely planet 400. Tra cui quello di Brahma.  Visitarne almeno uno è una cosa da fare a Pushkar. Assolutamente.

Noi ci siamo lasciati trasportare dall’istinto, ci siamo lasciati travolgere e siamo entrati in quello che ha una lunga e ripida scalinata. Purtroppo non ne ricordo il nome. All’inizio sentendoci fuori posto; poi una ragazza dal sorriso dolce si è avvicinata a noi offrendoci del cibo, credo quello preparato per la festa del giorno. Ci ha fatti sentire a casa, avvolti da una ospitalità genuina.

Nella via principale si trovano molti locali carini nei quali pranzare, con i rooftop che vanno tanto di moda in India.

Noi abbiamo scelto l’Out of the Blue. Ha uno stile giovane e molto accogliente. E con una bella vista sul lago. Io ho provato i falafel ed erano ottimi, per non parlare del lassi alla banana. Il più buono! Anche lo special lassi o bhang lassi, a base di cannabis, è presente sul menù.

A Pushkar ho trovato la sintesi perfetta di tutto ciò che è l’India. Ho accolto e mi sono portata a casa la sensazione di “conto in sospeso”, che un giorno mi farà tornare.

Per conoscere le altre tappe del nostro viaggio in India clicca qui

 

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